Wednesday, September 12, 2007

Capitolo Nuovo Della Fic Erestor/Glorfindel



Uhhh... sono una pessima padrona di casa... controllo pochissimo il LJ, aggiorno ancora meno, e le mie risposte sono sempre in ritardo! O_O Perdono! Oggi ne approfitto per postarvi il nuovo capitolo della mia fic "Asrun Dream". Questa volta, ci sarà un pò più Ara/lego action rispetto alla prima parte, ma è comunque un capitolo molto tranquillo e introspettivo!Titolo: Asrun Dream – Capitolo 2Autrice: Nemesi. Note dell’ autore: Devo avvertire i lettori che questa storia si svolge quando Aragorn è ancora un ragazzo di circa venti/ventiquattro anni, che ha da poco scoperto le sue responsabilità come erede di Isildur. Visto il periodo in cui ho idealmente collocato la storia nella timeline Tolkeniana, l’età “vera” di Aragorn si dovrebbe aggirare sui 50 anni circa. Preferendo però narrare di un giovane Aragorn, ho rimescolato un po’ le carte in tavola, e oplà! Gli son spariti 30 anni dal groppone... ;>Per quanto riguarda Legolas invece, ho inventato un sistema per cui gli elfi invecchiano in modo diverso dagli umani: quindi, sebbene la sua età sia di parecchi secoli, in termini elfici il nostro Lego è solo di poco più grande di Ara (ventisette/trenta anni).Coppie: Estel/Arwen VS Aragorn/Legolas; Erestor/Glorfindel; Glorfindel/Ecthelion (nel passato); più altre coppie solo accennate.Genere: In teoria è una comedy. Altalenante tra il tragico e il comico forse la descrive meglio. Romance. Esistono le categorie “follia scatenata dell’autrice” e “sarcasmo galoppante e personalità multipla del protagonista”?!Disclaimer: *sospiro* Nulla di ciò che vedrete nella fic mi appartiene, ho solo preso in prestito le creazioni del Maestro per giocherellarci un po’…Rating del capitolo: PG-13 * * * * * 2Glorfindel si trovò perla seconda volta nell’arco di una sola giornata a intrufolarsi non invitatonella stanza di qualcuno. Anche stavolta, come la prima, si affacciò in unmondo tutto nuovo, fatto di sensazioni familiari e uniche.Com’era strana -cosìbizzarra!- la camera di Estel. O almeno, lo sembrava agli occhi di un Elfo.Chissà che tutte le stanze dei giovani mortali non fossero come quella:impregnate di una strana energia, un istinto appena represso di muoversi,scattare, come animali selvatici, unici padroni di se stessi, che sentendosiaddosso gli occhi di qualcuno si fermano, e lo guardano negli occhi, pronti aguizzare via, agili, e nient’affatto impauriti. Comese la vita, tra quelle pareti, stesse sul punto di esplodere, ed ogni cosa, si,anche quei particolari insignificanti gettati qua e là alla rinfusa, sembravacircondata da un significato più profondo, come reliquie di un ricordo, o chissà,di un rimpianto.Adessere sinceri, Le stanze di Estel ricordavano un po’ le sue, ammiseGlorfindel. Caotiche e solari e ricolme fino a traboccarne di ricordiparticolari. Sorrise, e dentro di sé non poté fare a meno di comparare lavivace esuberanza delle due stanze con la tranquilla sobrietà dello studio diErestor. Due opposti così perfetti che non potevano non venire collegati.Complementari, si. Ecco la parola giusta. Complementari. Come luce e buio.Glorfindel fece un passoavanti, poi un altro. Poi i suoi occhi si posarono su Estel, steso sul letto conancora addosso i suoi abiti da caccia, le braccia tese come verso qualcuno chenon c’era. Come del resto la sua stanza, anche il corpo di Estel, nella suaimmobilità, era un capolavoro di movimenti minuti e vivaci.Dietro il velo dellepalpebre, i suoi occhi si muovevano incessantemente, intenti, quasi certamente,su una qualche creatura meravigliosa. Le sue labbra erano curvate nel sorrisodolce e malinconico di chi sogna, e nel sogno vede una cosa amata; ed intanto simuovevano, lievemente, un movimento quasi impercettibile, da cui nascevanoparole come sospiri. Attorno al suo collo baluginava fioco, come una stelladolce e languida, un gioiello appena visibile tra le pieghe del lenzuolo.Che sia l’Evenstar,quella? Possibile che si sia giunti a questo? E se la profezia di Erestordovesse avverarsi? Che accadrebbe allora? Eh, Estel? Intento a scoprire lanatura del gioiello, Glorfindel scavalcò silenzioso il gradino all’entrata esi accucciò accanto al letto, mentre la fronte di Estel si stringevaimprovvisamente, disegnando una smorfia di dolore che un’altro, radiososorriso fece scivolare via come acqua. Glorfindel, stupito, guardò Estel aprirelentamente gli occhi, mormorando un’ultima volta un qualcosa di dolcissimo: unnome, forse, o una strofa d’amore. La sua mano si alzò e si chiuse quasi disua volontà attorno alla strana gemma, ed Estel esalò un’altro sospiro. Unsospiro da innamorato. Fece un movimento come per portarsi la gemma alle labbra,poi alzò gli occhi. Lo vide. Vide Glorfindel dinanzi a sé che lo studiavaintento, che scrutava ad occhi stretti la sua collana. Estel si affrettò ariporla al sicuro sotto le pieghe della sua maglia, ed emerse lentamente, allastregua di un felino braccato, dalle coperte sgualcite.“Glorfindel?” chiese,senza traccia di sonno nella voce. Il cuscino aveva lasciato solchi rossi eprofondi sulle sue guance accaldate, ed i suoi occhi brillavano di una luciditàsospetta. Era, in poche parole, una creatura pericolosa.Glorfindel scrollòspalle, e con movimento lento e calcolato si allontanò dallo spazio privato diEstel, si alzò, e senza girarsi indietreggiò e si lasciò andare sulla sedioladi quercia scura posta accanto all’armadio. Le spalle di Estel si rilassaronovisibilmente. Le sue nocche recuperarono un po’ di colore quando lasciòandare la stretta spasmodica che aveva del gioiello nascosto sotto maglia.Abbozzò un sorriso e si guardò intorno, fissando il letto vuoto per metàstupito e per metà rattristato. Poi tornò a fissare Glorfindel, che ostentavaun ghigno troppo malizioso per un volto elfico.“Buongiorno,bell’addormentato!” lo punzecchiò. Estelgli lanciò un cuscino.“Che ci fai qui?”sbottò. Poi, con voce leggermente più acuta: “E’ successo qualcosa?”Glorfindel si limitò afare spallucce.“Si e no.” Estel,conoscendo la luce strana che gli animava lo sguardo, si mise a sedere sul lettoe prese ad allacciarsi gli stivali.“D’accordo…e quantoè grave?”“Hmm… molto.” Estelprese la spada. Poi la rigettò sul letto, nel punto ancora caldo in cui ilmaterasso aveva preso la forma del suo corpo dormiente, e scosse la testa. Sigirò, giusto in tempo in tempo per vedersi atterrare in pieno volto la vestedamaschinata che Glorfindel gli aveva tirato contro. L’afferrò di scatto e siliberò, ma ahimè! non fu abbastanza veloce da placcare Glorfindel, chesaltandogli addosso gli bloccò le braccia. Né poté fermarlo quando questi,come una mamma tutta eccitata al debutto del pargoletto, iniziò a forzarlonegli abiti più assurdamente eleganti e ricercati mai usciti dal suoguardaroba. Fortunatamente per Estel, (e sfortunatamente per Glorfindel, chefece del suo meglio per vederla) la gemma attorno al suo collo rimase per tuttoil tempo celata.* * * * *Legolas guardò leintricate guglie di Granburrone stagliarsi dinanzi a lui, come canne di unorgano di vetro che tremolino nel calore del sole, intrise di mille coloririverberanti. Quale magnificenza! Se fosse stato ancora un giovane fanciullo,Erestor sicuramente l’avrebbe esortato a comporre dei versi per descrivere unatale vista.Legolas sorrise tra sé esé. Si, Erestor avrebbe magicamente prodotto carta e pennello da una qualchetasca invisibile della sua veste color inchiostro, e l’avrebbe fatto sedere,ricordandogli in un sussurro paziente le regole del comporre – la strutturacategorica dei versi, le metafore più dolci e le più esotiche, le affettazionidella calligrafia.Eppure Legolas avrebbelasciato il foglio bianco, esasperando il suo antico maestro, così che la suafaccia solitamente lucida come il ghiaccio si torcesse in un’espressionefalsamente arrabbiata, poi sconfitta, e poi in un sorriso assecondante.C’erano viste che, secondo Legolas, non potevano essere descritte, nemmeno seesortati da un maestro, perché ogni descrizione non poteva che sminuirle. Equesto Erestor lo capiva, e lo rispettava.Fu solo quando divenne piùgrande che Legolas iniziò ad imprimere i suoi sentimenti su carta – ma lofaceva attraverso carboncini e colori, polveri ricavate da fiori e rocce che luidiluiva pazientemente con acqua, prima d’intingervi il pennello. Per molto, isuoi dipinti ed i suoi schizzi espressero i suoi pensieri più della sua voce,sempre costretta dalle regole dell’etichetta, dalle norme di corte, dal volereeterno e supremo di suo padre, il Grande Re Thranduil.Come assorto, Legolass’incamminò verso i palazzi svettanti. La strada era polverosa, eppure nientepiù che minuscoli sbuffi color nocciola s’alzarono al suo passaggio. Attornoa lui, l’architettura più squisita si fondeva perfettamente con gli elementinaturali, così che gli archi intarsiati sembravano scaturire dalle piante, edessi stessi erano tempestati di gemme umide, mentre le colonne scolpite parevanosorgere dalla terra, come alberi, e dalla montagna, come bracci di rocciascintillante. Legolas sentì il cuore colmarsi di meraviglia, e il respirò glisi mozzò in gola. Era confortante che, nonostante le tenebra soggiogassecompletamente la sua terra, esistessero ancora cose di una bellezza così pura,intoccate dall’orrore, e che gli Elfi potevano chiamare casa.Un rumore lievissimo gligiunse all’orecchio. Voltandosi, Legolas vide Erestor andare verso di lui,perfettamente a suo agio nel silenzio greve e sonnolente. Emerse da una zonad’ombra come se ne fosse stato generato, i lunghi capelli che indugiavanodietro di lui come trame di tenebra. Le mani, giunte in grembo, erano unamacchia di luce bianca nel mare di velluto nero della veste, che fluttuavasilenziosa attorno ai suoi piedi.Incapace di trattenersi,Legolas gridò il suo nome, e correndogli incontro gli gettò le braccia alcollo.“Erestor!” ripetéLegolas quando il suo antico maestro lo strinse al petto con un moto di genuinoaffetto. Una stretta morbida, appena percettibile, eppure era lì, ed in quelcontatto il principe ed il consigliere, l’alunno ed il maestro, quelle duefigure dall’identica bellezza esotica e felina si raccontarono senza paroleanni e secoli di lontananza.Infine Erestor scostògentilmente ma inesorabilmente il principe, e ricomponendosi in una posa dastatua, gli rivolse il saluto formale degli Elfi, chinando il capo con una manosul petto. Legolas lo ricambiò con riluttanza, e quando alzò lo sguardo trovoErestor che lo scrutava con critico cipiglio.“Mangi poco, GiovaneAltezza” commentò asciutto. “Potrei contarti le costole, se solovolessi.” Legolas ebbe la grazia di arrossire. Occupato com’era a studiaretutto ciò che c’era da studiare, ad esplorare tutto ciò che c’era daesplorare, ed a difendere e salvare tutto ciò che era in pericolo (fossero essicittà, uomini, elfi o gentil fanciulle) Legolas aveva la riprovevole tendenza anon curarsi della sua salute personale.“Mangio abbastanza,”provò a replicare, ma Erestor bloccò la protesta –che ancora conosceva amemoria, persino a distanza di anni- con uno sguardo fulminante. Legolas sobbalzò,e combatté strenuamente contro l’ impulso infantile di nascondersi nellespalle e tracciare cerchi nella terra con la punta del piede.“Lo immagino. Lembas acolazione, Lembas a pranzo, e –oh! Non dimentichiamoci: Lembas a cena! Certo:solo quando gli impegni lo permettono, magari un pasto una volta a settimana? Enon cominciare-” l’ammonì, agitandogli l’indice davanti al viso, che orasi faceva leggermente porporino. “Lo *so* che i Lembas sono il cibo piùcomodo da portare con sé in un viaggio. E *so* che non esiste nulla di piùnutriente da questa parte delle Grandi Acque. Come *so* che sei un Elfo e per teil cibo non è una necessità, ma Legolas! C’è una certa differenza tra ilmangiare abbastanza ed il doverti infilare a forza nella gola il minimosostentamento! Di questo passo mi scomparirai sotto gli occhi, e dubitofortemente che garantirebbero mai l’accesso alle Terre Beate ad un Elfo che siè lasciato morire di fame.” Erestor terminò la sua predica, incrociò lebraccia, e alzando gli occhi al cielo scosse la bella testa corvina con fareesasperato. Legolas lo guardò a sotto le ciglia. Gli angoli della sua boccaerano curvati in un ghigno di pura malizia.“Ci sei mancato a BoscoAtro, Consigliere.”Erestor rise, un suonosplendidamente genuino.“Come un cane aigatti.” Alzò le spalle, facendo ondeggiare i capelli attorno alle guance.“Tu piuttosto? Come mai sei venuto senza scorta e senza farti annunciare?”“Oh!” Legolas lanciòun’occhiata verso l’orizzonte. Si morse il labbro inferiore, ancora curvatoin un ampio sorriso. “Avevo una scorta. Credo… di averli lasciati unpo’ indietro.”“Quanto indietro?”Legolas agitò la mano.“Oh, saranno qui entrola notte del plenilunio, o al massimo il giorno seguente.” Erestor si portòuna mano davanti alla bocca, in una posa pensierosa che servì a coprirel’espressione da gatto_che_ha_mangiato_il topo che gli era balenata sul volto.Il fatto che Legolas fosse solo avrebbe agevolato di molto l’attuazione delloro piano: i membri del suo seguito avrebbero potuto trovare… ah… sconvenienteuna storia tra il loro Principe ed un comune mortale.“Ah, non ti smentiscimai, vero mia Giovane Altezza? Tutte le ere di questo mondo non basterebbero afare di te un’aspirante re degno di questo nome… serio, monotono eprevedibile come la marea. Ringraziamo i Valar! Devo ammetterlo: ci sei mancatomolto qui, a Granburrone.”A quelle parole, Legolassi rabbuiò, e cercò istintivamente con le dita il gioiello che portavanascosto sotto la tunica. Erestor conosceva bene quel gesto, ed i suoi occhiluminosi si colmarono di una pietàstranamente dolce. Quella era un’abitudine che Legolas aveva sin da piccolo:cioè da quando sua madre, in partenza per i porti, gli aveva allacciato alcollo la gemma dei suoi avi, senza parlare, nemmeno un fiato, prima di sparireper sempre nelle nebbie tenebrose. Lasgalen era il nome di quel gioiello,Verdefoglia, che per grazia e lucentezza si diceva essere inferiore solo aiSilmaril, le pietre sacre di Fëanor.“Non è vero,” sussurròmestamente il Principe. Si stupì di sentire la mano di Erestor, morbida ecalda, posarsi sul suo capo.“Sciocchezze, GiovaneAltezza. Sei mancato a me. Ed a Glorfindel. Ed ai gemelli. E credi che Arwenabbia parlato altro che di te, dall’ultima volta che sei venuto in visita?”Legolas abbozzò un sorriso.“Ma Sire Elrond…”“…è un buon signore,che però diventa un inetto incompetente quando si tratta di ignorare i propriopregiudizi. Ben arrivato, Legolas: ci sei mancato. Asfaloth chiedeva dite ogni giorno, già-già.” Legolas si girò con gli occhi scintillanti:quando era ancora molto piccolo, Erestor era andato a Palazzo per educarlo.Nell’oscurità di Bosco Atro, i due erano divenuti compagni inseparabili,forse proprio perché così diversi, giorno e notte, giovane e antico, innocentee cinico. Poi Erestor aveva deciso di condurre il Principe via da quelletenebre, lontano, e lo aveva portato con sé a Granburrone. Qui Legolas avevaconosciuto Glorfindel, che in breve era divenuto il suo maestro d’armi, nonchéincomparabile compagno di giochi e marachelle.Comunque, nel momento incui Legolas vide il suo vecchio amico, il saluto entusiasta gli morì sullelabbra, e l’espressione estatica si tramutò all’istante in una di perplessostupore.Glorfindel portava,trascinandolo pesantemente dietro di sé, qualcosa che a prima vista sembravaun’animale selvaggio avvolto in un mantello di prezioso broccato scuro, condisegni a rilievo di una preziosità inaudita. Oltre il tessuto scintillanteLegolas poteva vedere un paio di braccia e gambe che venivano agitate conviolenza, ed in più una testa di riccioli scuri da cui provenivano ringhi eborbottii degni delle fiere più selvagge.Estel si dibatteva,contorcendosi, offeso e umiliato e per una minima, irritantissima parte anchedivertito (se ciò fosse successo ad Elladan o a Elrohir lui sarebbe stato dicerto in prima fila a ridere di gusto). Poi, con un movimento che era quasi unapiroetta, Glorfindel si inchinò, alzò il suo carico, lo girò, lo scosse, etorcendo il braccio lo fece atterrare dinanzi a sé. Estel, che un attimo primaguardava accigliato il cielo scorrere sopra di sé, si ritrovò con gli occhifissi su due gemme del blu più intenso che avesse mai visto, blu come il mare,blu anche più del cielo. Il suo naso aveva sfiorato, per un attimo, una guanciavellutata come pesca e sulle sue labbra giocava, caldo e profumato come fruttadolcissima, un respiro languido e sensuale. Sbatté gli occhi. Provò adeglutire. E questo servì solo a portarlo ancora più vicino a quel viso, quelviso da sogno.“---Estel, questo èLegolas, il Principe di Bosco Atro. Da bravo dì: ‘ciao’.”In un’altra occasione, Glorfindel avrebbe rischiato grosso per avertrattato Estel come fosse un bambino. Ma è difficile esprimere ciò che stavaaccadendo in quel momento.Estel e Legolas si stavanofissando negli occhi, rapiti e senza fiato, come se trovarsi l’uno di fronteall’altro li rendesse felici e al tempo stesso l’intimidisse. Il modo in cuiLegolas aveva inclinato la testa, e si carezzava in punta di dita una ciocca dicapelli scintillanti che gli ricadeva sul petto, parlava di aspettativa eeccitazione. Un sorriso giocava sulle sue labbra come luce. Estel lo guardavacol respiro accelerato, gli occhi sgranati fissi in quelli socchiusi e languididell’elfo, proteso come se tutto il suo corpo anelasse a quello dell’elfo,con le labbra e le mani che iniziavano a muoversi e si fermavano in preda adun’euforica incertezza.Erestor e Glorfindel siscambiarono un’occhiata d’intesa sopra le teste dei due giovani. Glorfindelfece ondeggiare le sopracciglia in modo suggestivo. Erestor formò con le labbrale parole: “te l’avevo detto” e sorrise, muovendo le spalle come aribadire il suo punto.Una risatina scintillantesfuggì dalle labbra di Legolas. Erestor e Glorfindel si voltarono, e videroEstel portarsi alla bocca la mano bianca di Legolas e sfiorarla con le labbra inun bacio che era tutto fuorché innocente. La bocca di Estel si mosse in unbenvenuto sussurrato, che terminò in altri piccoli, veloci baci sulla ditadell’Elfo. Per tutto il tempo i loro sguardi rimasero uniti, e quando Estelsorrise con un lampo malizioso negli occhi, Legolas ebbe un fremito lungo laschiena. Tra di loro sembrava aleggiare un’atmosfera carica di sensualità,una connessione difficile da esprimere, ma che tutti i presenti potevanoavvertire quasi fisicamente.Oh, si.Risultato finale: Arwen– 0/ Legolas – 3.476.Glorfindel era ad un passodal catturare Erestor tra le braccia ed esibirsi in una Danza della Gioia. Inrealtà l'avrebbe fatto sul serio, se solo Elrond non fosse apparso in quelmomento dal portone principale, ed avesse spezzato l'incantesimo accanendosicontro Legolas in tono sprezzante.-TBC (?)Oppure, se preferite, lo trovate anche qui:http://www.fanfiction.net/s/1821935/2/ =)