Saturday, July 21, 2007
Teaser =)
La mitica Leia shatzy_shell , mia droga ufficiale e grandissima scrittrice di Fic, ha accettato di fare uno "scambio di teaser" con la sottoscritta! La sua (meravigliosa) parte dell'accordo la potete trovare nel suo lj. La mia è qui di seguito.
Si tratta della scena clou di una fic ancora da completare, e che ho buttato giù di getto un paio di mesetti fa ormai. ^_^
…in quell’attimo che precede appena l’alba, l’aria è sempre incredibilmente triste, ma proprio per questo, incredibilmente dolce. Legolas li adora, li ha sempre adorati, quei momenti magici in cui il mondo trattiene il respiro, e tu non sei assolutamente certo che il tempo non sia giunto alla sia fine mentre stavi a guardare.
L’orizzonte sembra, all’Elfo ritto in contemplazione, nient’altro che un talamo su cui luce e tenebra smettono, per un attimo, di lottare, e si lasciano sciogliere, l’una nell’altra, unendosi a creare qualcosa di nuovo. Tra le cortine soffici delle nuvole, la luce scintilla in piccoli frammenti sparsi, e l’aria e grigia come acqua. Le torri splendenti di Rivendell si alzano come dita protese in cantici gioiosi, e la voce del vento è la loro melodia.
Lassù, ricorda improvvisamente, lassù dalla cima del colle su cui è nato e cresciuto, la luce aveva un chiarore tale che pareva oro liquido, e il cielo era così puro da poter spaziare con lo sguardo fino aldilà del Mondo.
C’è un rumore dietro di lui, ma l’elfo non si muove. Stringe le mani attorno alle braccia, come per proteggersi, e continua a fissare il vago profilo delle montagne.
Sa che deve fuggire, sa che, giunta l’alba, per lui sarà la fine.
Perché, sebbene si sia concesso il lusso di dimenticarlo, lui è uno dei marchiati, uno dei reietti. Una condizione ignobile, da non scambiare per quella di semplice fuorilegge.
Un marchiato è colui che non può tornare indietro. Un marchiato è colui che non ha speranza per il futuro. Un marchiato è l’eterno paradosso, sofferenza per il peccato non commesso, sogno irrealizzabile. Un marchiato è colui che non ha diritto di amare.
Un marchiato è ciò che quest’Elfo è.
“Legolas…”
Estel si ferma dietro l’Elfo, fissa interrogativo le sue spalle, poi il cielo. Quando il suo sguardo cade di nuovo su quella figura evanescente, Estel preferisce non dire nulla di quelle dita strette così a fondo nella carne da lasciare lividi; o degli occhi, rossi come quelli di un coniglietto, e lucidi di lacrime.
“Legolas…?” ripete ancora. Una domanda, stavolta, eppure una richiesta.
Un marchiato è colui che non può amare.
L’elfo si gira, gli occhi ricolmi d’emozione, sorride, e lo fa tacere passandogli un dito carezzevole sulle labbra. La dolcezza sul suo volto è una fiamma evanescente.
Marchiato, ripensa dentro di sé Legolas, è colui che se infrange la regola ancestrale ed ama, sarà punito per sempre.
Legolas lo guarda fisso, ma i suoi occhi sono volti aldilà di lui, guardano attraverso Estel come fosse una lente che filtra tutta la sua realtà.
Sarò punito, decide, come se si svegliasse in quell’istante. Perché lui –Legolas, il Marchiato, il Principe Reietto, - lui…
…ama.
Con ardore, con trasporto, con purezza.
Ama.
Le sue labbra tremano, ed il suo sorriso diventa niente più che un gioco di luce. Tutta la sua bellezza si rivela in quella sottile malinconia, ne trae forza, come uno specchio d’acqua che rilette il cielo luminoso e insieme tutte le stelle, conosciute e ancora da scoprire.
Estel sente il cuore fermarsi in petto. Rivede, sul volto di Legolas, quello sorridente e tenero di Arwen. In quell’attimo, gli occhi di lei e quelli di lui sono identici. Centinaia, migliaia di sfaccettature di luce, un crepuscolo stellato che brilla in due laghi azzurri, nel viso d’argento che riflette luce e ombra. E sono fermi, supplicanti, sulle sue labbra mortali.
Un attimo. Un secolo. Legolas scuote la testa. Si volge, e lentamente se ne và. Estel, prim’ancora di rendersene conto, chiama il suo nome, e Legolas si blocca, guardandolo.
“Un… un ultimo bacio?” prega il Principe Umano. Dolore e sorpresa sono un’unica cosa sul volto dell’Elfo.
“Estel…”
“Ti prego.” Legolas scuote la testa. Il modo in cui stringe gli occhi, le labbra, parla di lacrime represse.
“Non posso…”
“Ti prego…” Le labbra dell’elfo si aprono – rosee, rosee come l’interno di una conchiglia, pensa Estel. Velluto come petali di un giglio. Dolcezza come miele selvaggio. Legolas sembra sul punto di dire qualcosa, scuote ancora la testa. Sa di avere poco tempo.
“Tornerai?” gli chiede allora Estel. La risata di Legolas sboccia come un singhiozzo, e muore in un sussurro.
“Per il tuo matrimonio con lei? No, non credo.” Non c’è inimicizia nella sua voce, né veleno. E’ la sua lirica dolcezza a renderla mortalmente dolorosa per Estel che l’ascolta.
“Non credo che noi…”
“La ami. E lei ama te. Che altro potrebbe accadere?” Di nuovo, il suo tono è consolatorio, spronante. Sembra designato a infondere Estel di speranza, ma l’unica cosa che l’Uomo sente è il sapore di bile nella bocca. Si guardano. Nella luce falsa che precede l’alba, si guardano. Legolas risplende, la luce soffusa sembra traversarlo, e cantare mentre lo fa, risuonando, eterea, come una melodia lontana e gloriosa. In quel momento strano tra notte e giorno lui è il padre che va alla guerra; Estel il bimbo raggomitolato sotto la coperta che gioca con le spade di legno. Uno è forte, triste, eppure dignitoso. L’altro è confuso, inesperto, e tenta di capire cose a lui precluse. Uno, sebbene sia quello che più ha bisogno di conforto, tende la mano ad aiutare l’altro, che si fa testardo nella sua incapacità di comprendere.
Mentre stanno fermi a guardarsi Argon fa un passo, due. Legolas si ritrae, cammina all’indietro, sa che non può restare ancora o le conseguenze saranno terribili. Ma Estel è più veloce di lui, lo raggiunge, lo prende tra le braccia, lo stringe. Le sue labbra contro quelle di Legolas sono morbide, e sanno di miele e vino. L’aria intorno a loro si fa calda, una febbre sembra vagare liquida nelle loro vene. Inebriati. Perduti. Per sempre.
Pian piano, Legolas inizia a rispondere; le sue labbra si schiudono, e accolgono la lingua di Estel che le solleticava piano. Il battito impazzito del suo cuore sembra scandire il suo tempo, e più si fa veloce, più quel tempo diminuisce. Ma a Legolas non importa, no, non più ormai. Circonda con le braccia il collo di Estel, si preme contro di lui, bocca contro bocca, petto contro petto, inguine contro inguine. Ad un certo punto, all’ardore inebriante del loro bacio si aggiunge il sapore ferroso delle lacrime. Per un attimo Legolas pensa che le lacrime sanno di sangue; ed il sangue, quello sa di mortalità. Poi non c’è più nulla nella sua mente.
Il suo tempo è scaduto.
Il sole sorge aldilà dei monti. Fende l’aria con lame di luce incandescente, oro fuso che cola dalle colline e riempie la valle. Estel sente Legolas farsi più leggero nella sua stretta, il tocco squisito del suo corpo si fa più etereo. Le dita che passavano tra i suoi capelli sembrano allontanarsi. Estel emette un suono come un ringhio dalla gola. Stare più vicini significherebbe diventare una cosa sola. Eppure Estel stringe Legolas ancora di più, spinge la lingua più a fondo in quella bocca di zucchero. Si, ora lo sa. Ora lo vede. Arwen aveva ragione. Aveva sempre avuto ragione. Era Legolas colui che amava.
Lui, sempre solo lui!
Ma è tardi.
Il tempo è scaduto.
Che il Marchiato riceva la pena</font>
That's all folks!! ^_^
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2 comments:
Adorabile, simpaticissima!! :D
No, è l'altro... quello con loro abbracciati nudi, nella luce della luna. Se vuoi vederla, è qui sul LJ, e mi pare di avergli messo il tag nc 17. ;)
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